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Foto di Marilena Manna

Introduzione

Santa Lucia del Mela è uno dei borghi più importanti dell'antico Val Demone che domina dall'alto del Colle Makkarruna le Valli dei Torrenti Floripotema (Floripotamo) a Est e Mela a Ovest.
Il Mela dal greco “Melas”, cioè nero o scuro, è il torrente descritto da Ovidio come luogo di pascolo dei buoi del Dio Sole (Fasti, IV, 476).
Il centro abitato s'inerpica con suggestiva bellezza su per il Colle sul quale svetta il maestoso Castello. Splendido è il panorama.

Lo sguardo spazia sul centro abitato, sulla Piana e la Penisola di Milazzo e la Costa Tirrenica tra Capo Calavà a Est e Capo Vaticano a Ovest.
È un immenso anfiteatro naturale impreziosito dalle sette perle dell'Arcipelago Eoliano. I rosseggianti tramonti, le luci soffuse dei crepuscoli, gli argentei raggi della luna sulle onde del mare appaiono come leggere pennellate a creare un mondo incantato che oscura persino le tristi ciminiere, figlie di un effimero e illusorio sviluppo industriale.

Le origini
Le origini della città affondano le radici nell'antichità classica. Prova ne sono i numerosi rinvenimenti di reperti greco-romani distrutti e in parte occultati e l'ubicazione nelle antiche carte geografiche del Tempio di Diana Facellina nel Territorio di Santa Lucia, la scoperta di una Necropoli romana (II sec. a.C.) lungo il corso del Torrente Mela.

Gli arabi
Tra l'837 e l'851 gli Arabi, distrutta la vicina Tindari, conquistarono l'antico centro di Mankarru e costruirono il Castello sul cui ingresso era posta una lapide con iscrizione “più in alto sollevo i macigni” a indicare la forza e la potenza. Sul versante orientale, lungo strette e tortuose viuzze, sorgeva il quartiere arabo, tradizionalmente conosciuto come “karapè”, con una moschea-fortezza trasformata nella Chiesa di San Nicola (XIII sec.).

Un'altra testimonianza presumibilmente araba è una struttura sepolcrale a pianta quadrata con muri in conci tufacei, trasformata successivamente in cisterna, sita in un giardino del quartiere della “Candelora”. In Via Lavacro dei Saraceni esisteva un lavatoio pubblico riservato alle donne musulmane, com'era consuetudine nei quartieri arabi.
 

Foto di Ercole Campanella

I normanni
Con l'avvento dei Normanni, il Gran Conte Ruggero d'Altavilla fece edificare l'antico Tempio (1094) divenuto Cattedrale in onore e per devozione a Santa Lucia, il cui culto era già largamente diffuso sin dai primi secoli del Cristianesimo. In tal modo l'abitato assunse il toponimo di “Santa Lucia de Plano Milatii”. Nella seduta consiliare del 29 novembre 1862 gli amministratori luciesi deliberarono che la città di Santa Lucia assumesse il titolo distintivo “del Mela”, dal Torrente che le scorre accanto.


L'Imperatore Federico II di Svevia
L'Imperatore Federico II di Svevia amava soggiornarvi con la sua corte.
Attratto dalle bellezze paesaggistiche e dall'indole pacifica e ospitale dei suoi abitanti, gli conferì il titolo di “Urbs Deliciae Nostrae”, concedendole dei particolari privilegi ecclesiastici. Federico II d'Aragona ampliò il Castello, fortificò la città munendola di una cinta muraria e la ripopolò con una colonia di Lombardi. Nel corso dei secoli successivi la città si è arricchita di splendidi monumenti con opere di pittura e scultura dei più eccelsi artisti non solo siciliani.

Santa Lucia del Mela "Città d'arte"
Denominata “Città d'Arte”, Santa Lucia del Mela è una forte testimonianza di fede e tradizioni, importante connubio come testimoniano le 38 Chiese, le 37 feste annuali (registrate nelle carte d'archivio già nel XVIII sec.) e la Santità di fulgide figure come i Beati Mons. Antonio Franco, Fra' Cherubino Mostaccio e Fra' Innocenzo Milazzo. È stato un rinomato polo culturale per la presenza del Seminario Vescovile ubicato nel Castello dal 1695, frequentato da insigni maestri come il filosofo Pasquale Galluppi (1770-1846) e il luciese letterato nonché Abate Antonio Scoppa (1763-1817) divenuto Ambasciatore e Accademico di Francia.
Nel 1780 Mons. Carlo Santacolomba 47° Prelato (1780-1801) vi istituì la prima Scuola Normale della Sicilia.

Ormai da numerosi decenni Santa Lucia del Mela è una meta privilegiata e ambita dagli amanti del turismo culturale, dove alle bellezze artistiche e paesaggistiche si abbinano i piatti tipici della gastronomia locale, accompagnati dal rinomato vino Mamertino DOC, tanto decantato dall'Imperatore Giulio Cesare.
L’economia luciese è basata prevalentemente sull’agricoltura, l’allevamento, l’artigianato, la produzione enogastronomica e le attività ristorative. L’artigianato può vantare una consolidata lavorazione del ferro e del marmo e un’antica lavorazione del legno, mentre non è ancora scomparsa del tutto la lavorazione dell’erica utilizzata per intagliare finemente utensili di vario tipo. Bravi orafi e cesellatori con la loro arte tramandano, inoltre, un’attività che da sempre è stata fiorente nel territorio messinese.

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