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L'antica cinta muraria medievale in un disegno di Matteo Lipari

Cenni storici

ORIGINE

Ritrovamenti archeologici di reperti greci e di due Tombe romane del II sec. a.C., attestano la presenza di forme insediative sin dall'epoca greco-romana.  Il termine Mankarru con cui è stato denominato il Colle ove sorge il Castello, è di origine greca. Gli storici individuano sul versante del Torrente Floripotema, a ridosso del Colle Mangarrù il complesso dei templi di Diana Facellina, nei cui recessi si custodivano documenti e relazioni segrete su argomenti politici, militari e tecnici. Da qui passava la via Valeria che collegava Messina a Lilibeo. Nell’XI sec., con l’ascesa al potere del Conte Ruggero, i resti dell’antico Facellinum sono andati perduti definitivamente. Le invasioni di popoli che si sono susseguite nel corso dei secoli non hanno assunto generalmente una fisionomia colonizzatrice: la cultura e i valori degli invasori hanno convissuto con quelle della popolazione locale, generando un’adozione di quegli aspetti innovativi che consentirono, in regime di continuità, l'evoluzione storica del proprio grado civile.

Il Castello in una ricostruzione di Matteo Lipari

LA FASE DI IMPIANTO (IX sec.- X sec.)

L’impianto urbano di Santa Lucia del Mela inizia a svilupparsi tra il IX e il X sec. quando gli Arabi conquistarono il Colle Mangarru nell’837 e sotto questa denominazione ebbe inizio un processo di sviluppo urbano. Fino al IX sec. sul Territorio di Santa Lucia del Mela erano localizzati piccoli raggruppamenti insediativi autonomi e circoscritti, non caratterizzati da processi di interrelazioni economiche e sociali tipici delle realtà urbane. Presupposto per la permanenza territoriale dell’insediamento, quindi per lo sviluppo delle suddette interrelazioni, è l’acquisizione di idonee strutture difensive. Gli Arabi avviarono sul Colle la realizzazione di tali strutture, delle quali alcune sono ancora oggi visibili come la torre circolare. Il Fortilizio originario doveva avere forma e dimensioni non troppo lontane da quelle attuali. I saraceni, per meglio sviluppare il loro sistema di vita, costituiscono un proprio nucleo stabilendosi sul declivio nord-orientale del colle, preferendolo per la sua conformazione adatta alla difesa, chiamandolo Agar-Ammar in prossimità dell’attuale Chiesa di San Nicola, producendo uno spostamento della popolazione di fondovalle e di costa verso i luoghi collinari più protetti.  Gli arabi importano piante di limone e di arancio, sviluppano l’industria della seta e del gelso per l’alimentazione del baco, migliorando le tecniche di sistemazione del terreno consentendo l’utilizzo di ampi poderi di mezza-costa a fini agricoli.

Cartolina del 1950 (Archivio Rosario Torre)

LA FASE DI ESPANSIONE (XI sec. -XV sec.)

 Nel 1094 il conte Ruggero, per un voto fatto in caso di vittoria, provvede alla costruzione, sulle pendici del Colle Mangarru, di una Chiesa dedicata alla Vergine Santa Lucia nel luogo dell’attuale Cattedrale. La chiesa originaria era a unica navata ed a forma di croce latina col prospetto principale rivolto a mezzogiorno, accanto sorgeva isolato il campanile mentre ai lati della chiesa vi era il cimitero. L’attenzione del Conte Ruggero rivolta al “Casale di Santa Lucia” corrisponde al ruolo di meta di nuove correnti migratorie, tra le quali quella più consistente è la colonia lombarda.

I documenti dicono che il territorio luciese era, per Federico II, luogo preferito di villeggiatura e di piacere tanto che lo stesso conferì alla cittadina il titolo di “urbs, deliciae nostrae”, cui fa riscontro quello di “deliziosa e fedele città” riportato negli antichi stemmi e negli atti e sigilli del ricchissimo e assai interessante archivio municipale. Probabilmente in occasione di una visita alla città egli rimase assai bene impressionato della sua posizione, dal clima, dalle campagne feraci con possibilità di battute di caccia di cui era appassionato e della particolare bellezza e amenità del sito. Con la sua autorità e in virtù dei particolari privilegi di Legazia apostolica, accordati dai sommi pontefici ai suoi predecessori, nel 1206 staccò la Chiesa di Santa Lucia e il territorio appartenente, dalla diocesi di Patti e la elevò alla dignità di “Prelatura Nullius”, non dipendente, cioè, da altra diocesi e solo direttamente soggetta alla Santa Sede; la costituiva in tal modo la prima e quindi la più antica Prelatura Nullius di quante ne siano state create dalla Santa Sede lungo il corso dei secoli. Dall’annuario pontificio risulta infatti che essa è l’unica in Sicilia e la più antica d’Italia e del mondo cattolico, la seconda in ordine di tempo e analoga alla nostra è quella di Altamura (1248), mentre quella di Pompei (1926) e quella di Loreto (1935) sono successive. Probabilmente occorreva all’imperatore una sede autonoma e indisturbata per celare le trame occulte del vasto movimento di rinnovamento e di lotte conseguenti, soprattutto al potere temporale dei Papi, con i convegni letterari e le composizione poetiche dei “Fedeli d’Amore”, scritte in lingua provenzale; pertanto Santa Lucia acquistò un’importanza politica singolare, per quanto non documentabile.

Il beneficiario della Prelatura di Santa Lucia, con l’amministrazione di tutte le sue chiese e diritti di decime annessi, fu il suo Cappellano Maggiore del Regno Gregorio Mostaccio. Fu per questa unificazione delle due cariche nella stessa persona che la Chiesa di Santa Lucia raggiunse in progresso di tempo una preminenza assoluta su tutte le altre regie cappelle, in quanto il suo cappellano cominciò ad essere egli stesso di fatto anche cappellano maggiore del regno. Il ruolo storico-ecclesiastico, avviato con i privilegi di Federico II di Svevia, assieme alle caratteristiche del paesaggio consone ad una ricercata spiritualità, favoriscono l’insediamento nel territorio di diverse comunità religiose, fra cui quella ebraica, oltre che il forte radicamento delle istituzioni ecclesiali.

Da quando la chiesa di Santa Lucia venne elevata a tanta dignità, quasi 70 prelati ordinari hanno dato lustro e notorietà alla città, che dal canto suo ha considerato la Prelatura come il vanto più bello della sua storia e un suo particolare e singolare privilegio. Nella lunga serie di tali presuli, destinati alla sede luciese, ne troviamo infatti di stirpe e di sangue reale fra cui Alfonso d’Aragona, figlio naturale di Ferdinando II (1497), di casato nobile e principesco e di elevatissimo ingegno e sapere. Al di sopra di ogni altro, degno di essere nominato è Mons. Antonio Franco (1617-1626), il quale è oggi venerato come beato.

Santa Lucia diventa quindi abbazia prelatizia con piccola diocesi e seminario. Tale evento è fondamentale per la storia luciese. Il Seminario nei secoli assume il ruolo di vero e proprio liceo aperto all’esterno e fucina di personaggi illustri quali il filosofo calabrese Pasquale Galluppi, e tanti altri uomini illustri. Il castello viene merlato ed il fortilizio ampliato aggregandogli altri vani. A Federico d’Aragona (1296) si deve il ripristino del castello, risultato danneggiato dalle frequenti operazioni militari, con l'intento di costruire un luogo più sicuro per le popolazioni del milazzese e la realizzazione della cinta muraria cittadina (oggi scomparsa). Gli accessi principali venivano garantiti: con la Porta di Borgo verso il Mela posta all’inizio dell’attuale Via Facciata; con la Porta Valli posta agli inizi dell’attuale Via Garibaldi, verso il torrente Floripotema; con la Porta di San Francisco nei pressi dell’omonimo convento; con la Porta di San Nicola nei pressi dell’omonima chiesa, dove si trovava il rivellino.

Nel 1348, Santa Lucia, cadde in potere dei Chiaramonte di fazione Angioina, protagonista nel nostro paese fu un certo Nicolò Cesareo, il quale, passando ripetutamente e spudoratamente da una fazione all’altra, si rivelò, coi suoi tradimenti, molto sleale. Per difendersi dagli avversari inferociti si rifugiò nel castello di Santa Lucia, ma una volta uscito non ebbe fine gloriosa.

La città del XIV e XV secolo si sviluppa, nella parte alta comprendendo l’attuale zona di Piazza Duomo e la zona della Chiesa di San Nicolò, già importante parrocchia nel sec. XIV, nonché la Chiesa dell’Annunziata. Quest’ultima chiesa risulta architettonicamente tra le più significative, fiancheggiata dalla torre campanaria del 1461. L’interno della chiesa è a tre navate divise da 10 colonne in arenaria e conglomerato. Nel sec. XV nella parte bassa viene invece edificata la Chiesa di San Michele Arcangelo. Nello stesso periodo vengono effettuati ulteriori interventi nel Castello ai quali segue la lunga fase di decadimento ed abbandono. Tali interventi sono oggi visibili nella torre circolare; cui si accede dalla corte del castello stesso: all’interno viene realizzato un vano con volta a crociera costolonata (inizio XV sec.) dove ha sede la biblioteca che possiede alcuni incunaboli e cinquecentine. Tra il 1300 e il 1400 la piccola Chiesa di Santa Maria delle Celle in Contrada San Giuseppe (oggi scomparsa), posta a mezza costa sul Floripotema, data la sua collocazione isolata, diventa luogo visitato da pellegrini. Di origine quattrocentesca è anche la Chiesa di Sant’Antonio da Padova che possedeva un bel crocifisso ligneo trecentesco e una statua marmorea di Santa Caterina del Gagini, trasferiti entrambi nel Museo di Messina.

L'antico Borgo medievale di Santa Lucia in un disegno di Matteo Lipari

LA FASE DI CONSOLIDAMENTO (XVI sec. -XVII sec.)

Nel XVI sec. Santa Lucia del Mela raggiunge l’apice della sua crescita economica e civile e si avvia al processo di crisi dei sistemi collinari conseguente alle possibilità di ampliamento dell’utilizzo del suolo con l’egemonia dei centri costieri e di pianura. L’evoluzione economica trova legittima corrispondenza amministrativa con la formazione delle Comarche le quali affiancano le vecchie suddivisioni diocesane (Santa Lucia del Mela con San Filippo e Pace costituiscono Comarca). La demanialità di Santa Lucia, nel 1630, fu soggetta a vendita e alienazione a Carlo Valdina per 12.000 onze, per bisogni urgenti dell’Impero Spagnolo, fu riscattata entro un anno dai cittadini e tornata nuovamente al Regio Demanio. La condizione, tutto sommato privilegiata, di stabilità di governo cittadino è il presupposto formativo per il consolidamento del centro storico attraverso la costruzione di nuovi edifici laici ed ecclesiastici e la ridefinizione del tessuto urbano complessivo. Nel Cinquecento Santa Lucia si avvia a un lungo periodo di benessere con il commercio della seta e lo sfruttamento di una miniera argentifera. Gli interventi edilizi e urbanistici si sviluppano essenzialmente tra il XVI e il XVII sec. (ottiene il titolo di “Città” con il Privilegio del 31 gennaio 1622, mentre prima era considerata come “Terra”), in questo periodo nasce un nuovo spazio all’interno della città, Piazza Maggiore (l’attuale Piazza Duomo), che oltre alla funzione socio-commerciale, luogo di incontro delle persone e di accentramento delle botteghe, svolge la funzione di riunire il potere amministrativo-religioso. Agli inizi del Cinquecento in Contrada Grazia i frati conventuali fondano il modesto e solitario Convento delle Grazie (1503), che presto abbandonarono per gli incomodi del sito e si trasferirono (1622) nella parte orientale della città costruendo il Convento di San Francesco con chiostro interno e omonima chiesa, dove nella sala nord-ovest Giuseppe Garibaldi (1860), accompagnato dai Generali Medici e Cosenz, si fermò a colazione con i frati e le autorità cittadine.

Nel 1529 Antonello Gagini realizza la statua della Madonna della Neve con Bambino in grembo, che viene esposta alla venerazione dei fedeli nella Chiesa Santa Maria delle Celle poi di San Giuseppe prima della festa del 5 agosto, che diventerà per i luciesi la più importante festa religiosa. Tra il '400 e il '500 dovrebbe essere collocata l’origine della Chiesa di San Sebastiano, successivamente restaurata nel 1614. Nel XVI sec. in piano fondaco fuori le mura oggi piazza Milite Ignoto venne edificato il Convento Santa Maria di Gesù dai Francescani Minori Osservanti, oggi dei Padri del Terz’Ordine Regolare, con la relativa Chiesa (Sacro Cuore), di recente radicalmente rinnovato e tutto ciò che resta dell’antico complesso è il Chiostro, delimitato da 24 colonne monolitiche, risalente al 1521. Nelle vicinanze si trova la Chiesetta di Santa Maria dell’Arco, che fu eretta nel 1446 sotto il titolo di San Rocco e San Sebastiano,  venne poi riedificata nel 1674 sotto l’attuale titolo. Nel 1583 viene inaugurato il Monastero detto Badia adiacente alla quattrocentesca Chiesa di Sant’Antonio da Padova che, incorporata al monastero, ne diventa cappella interna. La Chiesa dell’Annunziata, già realizzata in epoca medioevale, viene arricchita da un portale (1587) con colonne e capitelli corinzi e con una mirabile lunetta con bassorilievo raffigurante l’Annunciazione. Sempre in tale periodo viene riedificata la Chiesa di San Michele (1614), oggi diruta, con in prossimità dell’ingresso a tre cuspidi un atrio adibito a ricovero di poveri e infermi, per questo detta Ospedale di San Michele con annesso Monte di Pietà. La Cattedrale viene riedificata, su progetto di ampliamento di Filippo Feriati (o di Iacopo del Duca, secondo un’altra analisi storica), tra il 1590 e il 1642. L’interno, a tre navate divise da 12 colonne monolitiche con capitelli dorici, è di tipo rinascimentale. Il portale mediano esterno, anch’esso rinascimentale, è dei primi anni del '500 e riporta in lunetta, oltre alle raffigurazioni sacre, l’aquila reale quale simbolo di regio patronato. Il Concilio di Trento vincolò anche il Prelato luciese alla sua chiesa, si rese pertanto necessaria la creazione di un Palazzo Vescovile (1608). A destra del Duomo viene edificato nel tardo '500, e fruito come cappella del patrizio locale, l’Oratorio del Rosario. A sinistra dell’Oratorio, in fondo all’attuale via Cappuccini, sorge nel 1610 il Convento dei frati Cappuccini con annessa Chiesa, il tutto in forma austera. Nei pressi della Chiesa di San Sebastiano viene eretta, sempre nel secolo XVI, la Chiesa di Sant’Antonio Abate che diventa cappella del Magistrato e del Sindaco di Santa Lucia. Nel XVII secolo il castello risulta ormai inutilizzato e fatiscente tanto che nel 1644 D. Francesco Morra, Principe di Buccheri, lo acquista dalla città, per poi cederlo al Preposto dell’Oratorio di San Filippo Neri, Padre Picciotta, in modo da recuperarlo a luogo di culto con la costruzione, nella parte quadrangolare, avviata nel 1673, della chiesa della Madonna della Neve ove viene custodita, tra l’altro, l’omonima e già citata statua di Antonello Gagini (1529) in quanto dato il crescente afflusso dei fedeli si era resa necessaria una maggiore cura del luogo e quindi una presenza permanente dei sacerdoti. Il santuario consolida ed incrementa la sua fama di luogo di devoti pellegrinaggi. La necessità di qualificare spazi urbani esistenti, avvia la costruzione di nuove residenze nobiliari come il Palazzo Basile-Vasari (1756), mentre sotto la dominazione austriaca (1718-1734), in Piazza Regina Margherita, detta localmente  Borgo, viene costruita la monumentale fontana. Settecentesco è pure il piccolo portale della facciata della Chiesa di San Nicolò.

Il Palazzo Vescovile in un disegno di Matteo Lipari

LA FASE DI ESPANSIONE (seconda metà XVII sec. ad oggi)

Dal XVII secolo in poi si evidenzia una forte crescita demografica. Santa Lucia del Mela nell’800 si espande lungo il crinale prospiciente il Colle ove è sito il centro storico, mediante un tessuto edilizio lineare che trova il suo punto di continuità con la parte preesistente nella già ristrutturata piazza “Borgo”. Lo sviluppo del commercio fa si che il centro economico di Santa Lucia del Mela si sposti verso la piazza Milite Ignoto e dintorni, che segna il ricorso storico. Tale zona viene quindi interessata da diversi interventi di ristrutturazione urbana. Le leggi di soppressione del 1866, accelerano il processo di crisi di S. Lucia del Mela, città storicamente legata al potere ecclesiale, ed accentuano i limiti socio-economici rispetto al sistema territoriale di grado superiore. Le modifiche dell’organizzazione amministrativa del territorio evidenziano la subordinazione del centro collinare rispetto al fondovalle ed alla costa. Infatti il territorio di Santa Lucia del Mela perde nel 1853 la frazione di San Filippo del Mela che viene eretta Comune autonomo e nel 1926 è la volta di Pace del Mela.

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